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Ambiente Basilicata

Petrolio

No Memorandum? No nuovi pozzi

Riceviamo e pubblichiamo la nota dell'Organizzazione Lucana Ambientalista

di Redazione Basilicata24

No Memorandum? No nuovi pozzi

Sono già saltate due date per la firma, a Roma, del Memorandum bipartisan di Vito De Filippo e Guido Viceconte, e non si intravede a breve alcuna altra data utile per sancire l'accordo che avrebbe dovuto dare il via a maggiori quantità di petrolio da estrarre in Basilicata, col solo scopo di far fare maggiore cassa alle compagnie minerarie. Sembrerebbe che il ministro delle finanze, Giulio Tremonti, non abbia alcuna voglia - nonostante le pressioni del ministro Paolo Romani - di firmare il decreto necessario a validare il Memorandum e le presunte infrastrutture in cambio di più petrolio da estrarre in Basilicata. Secondo la Ola (Organizzazione lucana ambientalista) e No Scorie Trisaia, il problema è la concessione dei 20 pozzi fatta col rilascio dell'Intesa non è solo una questione di semplice procedura burocratica, con la quale la Regione facilita il percorso ai petrolieri, ma è soprattutto di elevata gravità politica, perché l'aumento delle concessioni minerarie con la conseguente messa in produzione dei pozzi doveva essere subordinato alla firma del "Memorandum": se la firma non arriva, le concessioni non dovrebbero essere concesse.


Alcuni permessi riguardano concessioni totalmente nuove (Serra di Montemurro), altre sono vecchie concessioni mai attivate in tanti anni e arrivate ora (Cerro Falcone, Candarosa, Pergola 1, Monte Enoc 6 e Monte Enoc 7 alle porte di Viggiano), guarda un po', al loro epilogo burocratico. Tutto ciò che non era attivo alla firma del "Memorandum", va considerato nuovo. È tale la disponibilità che la Regione dà ai petrolieri che, tra i 20 nuovi pozzi in arrivo, verrà riattivato anche l'Alli 2, il pozzo che il presidente De Filippo in persona chiuse sull'onda delle contestazioni che da più tempo e da più parti arrivavano perché era diventato l'emblema dell'irregolarità tutta lucana in tema di faciloneria estrattiva. L'Alli 2 era infatti il pozzo da realizzare a circa 800 metri dall'ingresso dell'ospedale di Villa d'Agri: ora verrà semplicemente spostato di poche centinaia di metri più in là. Una distanza che non sposta il valore delle contestazioni precedenti né i rischi contenuti in tale decisione, e che dà anche la misura di quale considerazione il governatore abbia di chi, contestando l'Alli 2, chiedeva semplicemente tutela da quello che appariva un'arroganza estrema delle compagnie minerarie incuranti di estrarre profitto in cambio di inquinamento nei luoghi abitati, nei letti di fiumi, nelle aree protette, lungo le faglie sismiche e anche di fronte ai luoghi di cura.


Né il governatore si illuda in sostituzione del fallimento del "Memorandum" e del gigantesco giro mediatico su cui è stato poggiato di giocarsi la carta delle imposte che l'erario incassa dalle estrazioni di petrolio in Basilicata (dichiarazione di De Filippo ai giornali lucani dell'8 agosto 2011) pur di sopperire mediaticamente e politicamente alla firma che non avrà il "Memorandum": Tremonti non ha alcuna intenzione anche su questo versante, ovvero di versare un euro alla Basilicata. E dunque, si prepari a dare consistenza alla sua stessa minaccia rivolta l'8 agosto scorso a mezzo stampa ai petrolieri. Altrimenti, non saranno rilasciate altre autorizzazioni per nuovi pozzi minerari?. Sempre se tale affermazione era l'impegno di un governatore e non un sotterfugio di un politico.


 Ola (Organizzazione Lucana Ambientalista)

Mer, 14/09/2011 - 17:28
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