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Ambiente Basilicata

Ci avvelenano, ma ci possono fare causa

Lavello chiede la chiusura di Fenice. Melfi frena. E la Regione?

di Eugenio Bonanata

Ci avvelenano, ma ci possono fare causa

Consiglio Comunale aperto a LavelloDa un lato  un invito a tutti gli organi competenti a “chiudere il termovalorizzatore Fenice prima della bonifica”, dall'altro una richiesta al Dipartimento regionale alla Sanità affinché predisponga “un presidio permanente di indagine sulle patologie tumorali nell'area del Vulture Alto Bradano”. Sono queste alcune delle richieste contenute nella delibera firmata questa sera all'unanimità dal consiglio comunale aperto di Lavello. “La Commissione regionale di inchiesta non basta, servono subito atti concreti”, è stato il monito dell'assessore comunale all'Ambiente, Antonio Catarinella. Da Lavello, comune in linea d'area più vicino al termodistruttore di S. Nicola di Melfi è partito  anche un invito a tutti gli altri centri della zona a deliberare nella stessa direzione. E un invito, sotto traccia, è stato inoltrato anche al sindaco di Melfi, nel cui Comune ricade l'impianto Fenice. Un invito ad intervenire con un'ordinanza che imponga a Fenice di chiudere l'impianto “per chiari rischi alla salute”. I dati Arpab, resi noti la scorsa settimana, hanno infatti accertato che l'inquinamento alle falde acquifere sottostanti all'inceneritore è in corso dal 2002. Ma il primo cittadino di Melfi, presente all'incontro, sul punto si è mantenuto cauto. “Non posso firmare nessuna ordinanza. In base alle leggi nazionali in materia ambientale – ha chiarito – rischiamo che ci venga intentata una causa da Fenice con richiesta di risarcimento danni per mancata attività”. Il cerino passa ora in mano al Consiglio regionale, che affronterà il tema il prossimo 4 ottobre.

Gio, 22/09/2011 - 23:11
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