Facebook |  Staff |  Contatti  |  Sostienici  |  Pubblicità su questo sito  |  Ultimo aggiornamento: Lun, 26/06/2017 - 10:53
sei qui: Home > L'opinione > Interventi e commenti > ...La Val d'Agri come la Val di Susa?

Interventi e commenti Basilicata

...La Val d'Agri come la Val di Susa?

Mentalità differenti, problematiche affini. La memoria lucana corre, sollecitata dalla provocazione, ai gloriosi giorni di Scanzano, eppure, qualcosa non torna.

Centro Oli di Viggiano Centro Oli di Viggiano

Un’ipotesi audace. Paventata da qualcuno, è auspicio di molti, valligiani e non; se non fosse per quell’endemico immobilismo lucano in grado di narcotizzare la percezione pur unanime del disagio, confinandola in uno stadio d’inerzia effettiva. 


La sensazione prevalente è che lo sdegno collettivo stenti a valicare il passo che separa l’animosità delle rivendicazioni dal ricorso inequivocabile a strumenti d’indennizzo previsti dalla normativa europea e dal codice italiano in materia ambientale. 


L’indignazione, pur legittima e dirompente, non sconfina al di là di rimostranze isolate e pare condensarsi in un limbo di appelli al monitoraggio e reclami di presidi sanitari; questioni del risarcimento ai cittadini lucani per i disastri ambientali denunciati se ne snocciolano poche.


Lo scorso 5 aprile nella fabbrica metal meccanica dell’Elbe, a soli 150 metri dal Centro Oli di Viggiano, una vicenda piuttosto grave coinvolge 21 lavoratori: tutti accusano secchezza alle labbra e bruciore agli occhi, alcuni nausea e svenimento. Attivato il piano di emergenza interno, vengono ricoverati presso l’Ospedale  Civile di Villa d’Agri e sottoposti a emogasanalisi: la prognosi riferisce di un’alterazione dei valori di ossigenazione, ascrivibile ad intossicazione da emissioni di h2s. L’Eni provvede a rasserenare gli animi; qualcuno si premura di congetturare una “psico intossicazione” collettiva. I referti parlano.


Per Giuseppe Berardone, uno dei 21 dipendenti Elbe intossicati quel 5 aprile da h2s, l’immobilismo tutto lucano è innegabile e riconducibile a una “strana” tripartizione sociale tra “chi non parla perché ha avuto, chi non parla perché deve avere e chi non vuole esporsi perché ha paura di farlo: è una società malata, che subisce il ricatto senza opporsi o cede scendendo a patti. Finché i pilastri portanti saranno questi, la nostra sarà una società inferma”.


“La sfiducia nei confronti delle Istituzioni - prosegue Giuseppe– sebbene luogo comune oggi, è un dato certo, in quanto proprio dalle Istituzioni non ci vediamo rappresentati e garantiti. Non è interesse dell’Eni tutelarci, essendo l’Eni multinazionale che trae profitto dalle estrazioni minerarie e dall’inquinamento; è la Regione Basilicata insieme agli Enti preposti che dovrebbe garantirci, nell’interesse del suo stesso territorio, invece, neppure le soglie d’inquinamento ambientale ci è dato sapere”.


L’immobilismo lucano sarebbe figlio dell’accettazione di misure “compensative” da un lato e dell’inspiegabile disaffezione al territorio da parte degli organi competenti dall’altro: mentre il cane a sei zampe scorazza allegro per la Basilicata, ai lucani non resta che girare in tondo e mordersi la coda.


Riaffiora lo spaccato di una società fiacca, che si accontenta e si lascia vivere, nata e destinata a consumarsi sotto il segno ineluttabile di un protagonismo non suo.


C’è chi agogna risarcimenti per strage ambientale; per la devastazione estesa di un territorio ricco, con pochissimi abitanti e per lo più privi di occupazione. Mentre maturano i tempi per l’ampliamento delle aree destinate all’estrazione di greggio, si accorciano quelli per aumentare barili ed emissioni, con risibile e tutto lucano ritorno in royalties (10%) e farsesche ricadute occupazionali; al contempo marciscono le prospettive/ aspettative di benessere e la fiducia degli abitanti lucani.


Che stia maturando il tempo per un esodo definitivo da una regione che pare immolarsi alla desertificazione oggettiva, oltre che a quella delle coscienze?


 


http://www.parlamento.it/parlam/leggi/05130l.htm


http://rebaonlus.eu/it/codice-penale-disastro-ambientale


http://www.olambientalista.it/index.php/peregrinatio-smemorandum/

Sab, 12/11/2011 - 18:03
Stampa