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L'opinione Basilicata

La dieta per la politica lucana

Tra i tavoli delle vicende politiche di queste settimane circola alla chetichella la paura

di Michele Finizio

Michele Finizio Michele Finizio

“Adoro le maldicenze che riguardano gli altri, ma quelle che mi riguardano non mi interessano. Non hanno il fascino della novità”. Oscar Wilde dice una grande verità con questo aforisma.

Esagerazioni

Che delle maldicenze siano in grado di sconquassare la politica, mi sembra esagerato. Così come mi sembra esagerato che un politico sospettato di aver favorito assunzioni di amici all’Arpab, reagisca in malo modo parlando di tradimenti, di sciacallaggio e congiure. Allo stesso modo, mi sembra esageratamente superficiale autodenunciarsi del “reato morale” di clientelismo. Lo ha fatto il presidente del Consiglio Regionale, per chiamare tutti in causa e invitare gli uomini del suo partito a fare un bel mea culpa. Un insieme di esagerazioni tattiche, che non convincono sul piano della buona volontà. Tutto questo ronzio critico e autocritico, di accuse e autodifese, non è il segnale della consapevolezza che bisogna rivoluzionare il sistema politico e sociale delle relazioni tra istituzioni e cittadini. È un altro segnale.

La paura

E’ paura. Tra i tavoli delle vicende politiche di queste settimane circola alla chetichella la paura. Il vero rischio oggi è assumere decisioni, fare scelte, dettate semplicemente da quel convitato di pietra che è l’angoscia del futuro. Del proprio futuro politico, e per alcuni, anche economico. La partita che si sta giocando è tutta in difesa, nessuno attacca in campo, mentre negli spogliatoi volano parolacce e mestoli. Nel retrobottega sono tutti contro tutti, e tra una lite e l’altra, ciascuno cerca nell’altro le nuove alleanze con i vecchi nemici. Alcuni esponenti del Pd hanno dato la sensazione, in questi giorni, di aver ben capito che cosa significa discontinuità. Ma non tutti sono d’accordo, se non a parole. Il tema ufficiale delle dissertazioni in campo è la discontinuità. Il tema vero è gli organigrammi.

Modificare le relazioni corte

E’ difficile modificare le relazioni corte tra la politica e una parte dei cittadini. Tra partiti e iscritti, tra partiti e militanti o simpatizzanti. Il partito ha una natura di “gruppo”, che ha pur sempre un’influenza sulla vita di chi ne fa parte. Sia dei leader sia dei “seguaci”. E’ difficile soprattutto se il cambio di rotta è affidato a chi negli anni ha costruito, anche suo malgrado, un reticolo di legami più o meno forti, intorno a se stesso e alle sua corrente. Reticoli al centro delle risorse pubbliche. Legami “biopolitici” che hanno determinato e determinano la bella vita di persone, di intere famiglie, e la cattiva sorte di altre. L’ingiustizia è spesso giustizia di parte, ciò che per me è giusto (avere un lavoro, ottenere un beneficio, attraverso il legame con il politico Tizio) è ingiusto per un altro. Quando alcuni politici si vantano di una Basilicata socialmente coesa, commettono un grave errore, forse consapevolmente. La coesione sociale di facciata è pericolosa. Perché esiste soltanto nei discorsi, non nella realtà.  Come dunque qualificare le relazioni lunghe tra politica e cittadini? Come creare un equilibrio di giustizia, una coesione sociale concreta e praticata? Non c’è spazio per fare un trattato di sociologia della politica. Ma, anche con il rischio di apparire banali, qualcosa provo a dirla.

La dieta

Occorre un lungo periodo di dieta dell’attuale classe politica dirigente. Ridurre la pretesa al comando e aumentare l’umiltà di mettersi al servizio della società lucana. Ridurre la pretesa di vacua visibilità e lavorare in silenzio e duramente sui temi veri dello sviluppo. Ridurre la presunzione di competenze e capacità, in questi anni l’esperienza dovrebbe avere insegnato qualcosa, e aumentare la capacità di avvalersi di esperti veri non appartenenti alla “famiglia”, ma all’esperienza libera del mondo. Ridurre la quantità di risorse su cui mettere le mani, affidando talune decisioni a organismi che siano davvero in grado di dirigere processi strategici senza deviarne il corso nella direzione dei soliti sprechi e delle solite spartizioni. Sono alcune indicazioni. Ma una vera dieta drastica sarebbe una fase di governo affidata ad una Giunta di soli tecnici. Tecnici veri. Una Giunta appoggiata da tutti i partiti che aderiscono alla dieta. Certo De Filippo, sarebbe il presidente, ma che volete? 

Lun, 21/11/2011 - 15:21
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