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“Omicidio” all’ospedale di Potenza. Medico confessa: l’abbiamo uccisa

Agghiacciante testimonianza nell’audio che vi invitiamo ad ascoltare: “dovevo auto denunciarmi"

Dalle registrazioni in nostro possesso emerge un quadro inquietante. Intrecci tra medici, dirigenti e politica. Coperture, ricatti, paura, omertà. Intanto i cittadini pagano, anche con la vita. Nell’audio parlano due medici. Leggete e poi ascoltate.

Il fatto. E’ il 28 maggio del 2013, un martedì come tanti altri, ma non per la signora Elisa. Lei non sa che quel giorno morirà. Non può neanche immaginarlo. Perché nessuno pensa di morire per causa di un semplice intervento chirurgico di routine: la sostituzione di una valvola cardiaca. Elisa viene dalla provincia di Cosenza. Si affida alle cure dell’Unità Operativa di Cardiochirurgia dell’ospedale San Carlo di Potenza, il cui responsabile (primario) è il dottor Nicola Marraudino, originario di Salandra, molti anni trascorsi al Policlinico di Bari. La signora Elisa, 71 anni, viene portata in sala operatoria. Un intervento durato quasi 8 ore, eppure per prassi ne bastano circa 4. Che cosa è accaduto in tutto quel tempo? Sicuramente un fatto: la signora Elisa è morta. Perché?

Chi c’è in quella sala operatoria? Le nostre fonti ci dicono che l’intervento, così come risulta dal verbale operatorio, è stato eseguito dal dottor Marraudino e dal dottor Michele Cavone. In realtà all’operazione partecipano altri due cardiochirurghi: Matteo Galatti e Fabrizio Tancredi. Il primo non poteva essere lì, perché aveva fatto il turno di notte. Un cardiochirurgo che ha appena smontato dalla notte, regola inviolabile, non può operare. Naturalmente i due “intrusi” non risultano nel verbale operatorio. Qualcuno ha dichiarato il falso?

Che cosa succede in quelle ore? A iniziare l’intervento è proprio Galatti, che non doveva essere in sala operatoria, il quale commette un grave errore: rompe la vena cava superiore della paziente. Viene immediatamente chiamato il primario Marraudino. Che fa Marraudino? Invece di riparare la vena, la chiude con un clamp (morsetto chirurgico) per bloccare l’emorragia. Si sa che il clampaggio totale se protratto oltre alcuni minuti causa la morte cerebrale del paziente. Quel clampaggio dura oltre un’ora e mezza. Assurdo. Un cardiochirurgo dovrebbe saperlo. E’ come se un avvocato non sapesse cosa sia la Carta Costituzionale. Infatti, come probabilmente sa Cavone, nessun manuale di cardiochirurgia e nessun protocollo possono mai autorizzare il chirurgo al camplaggio della vena cava. Il primario intanto procede all’inutile intervento di sostituzione della valvola aortica e tenta di riparare alla meglio la vena cava. Ma ormai è troppo tardi, la paziente è morta. Le fonti ci dicono che Marraudino ha operato sulla donna cerebralmente morta come se fosse viva. Perché?

Il trasferimento in terapia intensiva. Si legge nel registro operatorio: “La paziente viene condotta in terapia intensiva post-operatoria, all’arrivo condizioni emodinamiche instabili P.A. 50/20, dopo circa 15 minuti dall’arrivo, arresto cardiocircolatorio irreversibile. Ore 17.00 Exitus.” Perché una donna già morta viene trasferita in terapia intensiva post-operatoria? Qualcuno vuole nascondere “l’omicidio doloso” consumato qualche ora prima?  Infatti il dottor Cavone, nell’audio, si dispera, si sente complice di un omicidio, ma poi…Poi con una freddezza disarmante confessa che per questa sua omertà “tiene per le palle il primario”. Povero servizio sanitario! Complicità, coperture, ricatti.

Chi ha saputo del fatto? Del caso della signora Elisa si parla subito, tutti lo sanno. Viene informato il direttore sanitario Bruno Mandarino, viene informato il direttore amministrativo Antonio Pedota. Nelle registrazioni audio in nostro possesso si sente un cardiochirurgo che chiede al direttore sanitario se sia possibile il camplaggio della vena cava. Il direttore fornisce una strana risposta: “La domanda non è formale”. Sia Pedota, sia Mandarino sanno perfettamente di che parla il cardiochirurgo che fa domande. Anche il direttore generale Maruggi è informato. Il presidente della Regione, Marcello Pittella, è informato. Ma tutto sembra coperto sotto un velo di colpevole silenzio. A tutti in un modo o nell’altro conviene mettere a tacere la cosa. Che vuoi che sia un errore medico? Può capitare. Certo! Ma questa volta non funziona la tesi dell’errore o della colpa.

E quindi? E quindi niente. Da quasi un anno è aperta un’indagine affidata al pm Anna Gloria Piccininni. Il magistrato dispone la riesumazione del cadavere di Elisa per la conseguente autopsia, siamo a marzo 2014. Il medico legale incaricato dal pm è il dr. Vinci del Policlinico di Bari, dove fino al febbraio 2013 ha prestato servizio il primario Marraudino. L’autopsia, come tutti sapevano, non avrebbe rivelato nulla di particolare. Il primario intanto non fa mistero delle sue amicizie politiche. E’ fedele a certi ambienti politici poiché da loro è stato nominato, capace o incapace. L’azienda ospedaliera San Carlo, nulla fa, per accertare le cause della morte della povera donna. Sempre nelle clip audio di cui siamo entrati in possesso si sente qualcuno che dice: “ma tanto a che vuoi che serva l’autopsia?” Le indagini della Piccininni sembrano finite nel pantano. Perché?

Omertà e coperture sono di prassi. Lo dice il dottor Cavone nell’audio: “questi sono protetti dalla politica”. Ma dalle registrazioni audio in nostro possesso emerge un sistema di malaffare, di ricatti, di coperture che coinvolgono la politica con mani e piedi. Fin quando un politico si permetterà il lusso di nominare primari ospedalieri i cittadini sono a rischio. Marraudino si sarebbe vantato di aver ricevuto nel suo reparto il vice ministro Filippo Bubbico. Suo protettore? Sembrerebbe che fino ad oggi Marcello Pittella abbia fatto buon viso a cattivo gioco, e questo per Marraudino è una garanzia. Intanto la gente muore. Muore perché finisce nelle mani di cosiddetti primari.

Omicidio colposo o doloso? A questa domanda deve rispondere il pubblico ministero Anna Gloria Piccininni che ha in mano il fascicolo da un anno. La stessa che ha disposto un’autopsia inutile. Certo è che la vicenda nei suoi dettagli è gravissima. Emergerebbe il dolo. Adesso che la magistratura può ascoltare le nostre registrazioni audio qualcosa potrebbe cambiare. Oltre l’immobilismo esiste una possibilità: agire. Noi vogliamo che si faccia chiarezza. Che non si alimenti il sospetto di omertà e coperture. Chi ha sbagliato paghi. Il primario, per esempio. Ma non basta. I cittadini non possono fidarsi di un direttore sanitario che fa melina. Non possono fidarsi di un direttore generale immobile, di un direttore amministrativo che fa orecchie da mercante. Non possono fidarsi di chi sa e non agisce, governatore Pittella compreso. Non possono fidarsi di quella politica che ha imposto la nomina di un primario. Non possono fidarsi di chi dovrebbe indagare e invece sembra menare il can per l’aia. Molta gente dovrebbe fare i conti con la propria coscienza e ritirarsi a vita privata. In un caso soltanto i cittadini riprenderanno a fidarsi della politica e dell’azienda ospedaliera San Carlo: la rimozione dai loro incarichi di tutti i responsabili, complici omertosi, della morte di Elisa.

di Giusi Cavallo, Michele Finizio
Ven, 29/08/2014 - 17:35
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