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Editoriale Basilicata

Tizionick71 e la sindrome della briglia sciolta

di Michele Finizio

Michele Finizio Michele Finizio

Siamo violenti. Una violenza verbale che nasconde una rabbia banale ma pericolosa. E’ la sindrome della briglia sciolta

Liberi di sfogarsi sui social, fuori dagli occhi di chi vorrebbe guardarti in faccia mentre scrivi una stronzata. Liberi di sputare sentenze e condanne. Grazie alla piazza virtuale più grande e più caotica che ci sia. Liberi di ingoiare qualsiasi cosa e di vomitarla a soggetto un minuto dopo. Persone inutili e ipocrite che si credono personaggi. Ignoranti che respirano ogni peto sputato da bocche senza pudore. E’ così che nascono i Tizionick71, migliaia di cretini frustrati alla ricerca disperata di un like. Drogati, incapaci di astenersi dalla tastiera. Mettono in fila disordinata quattro parole fritte nel percolato e le offrono in pasto agli imbecilli come loro. Inventano slogan privi di qualsiasi fondamento a pesca di una smiley gratificante. La violenza, però, è il preparato di base di questa puzzolenta cucina di parole. Insultano persone disabili, di colore, politici, scrittori, giornalisti, forze dell’ordine, insomma sbavano nel mucchio parolacce terribili. Le vittime preferite sono quelli che la pensano diversamente dal Tizionick71 di turno. C’è chi condivide link di notizie vecchie di anni e le commenta come se si trattasse della novità del giorno. Tizionick71 legge i titoli ma non gli articoli, guarda una foto, ma non la capisce, usa congetture, ma non sa cosa sia una congettura. Tizionick71 è pieno di pregiudizi, ma non sa cosa sia un pregiudizio. Lui insinua, ma non conosce il significato della parola “insinuare”. Lui è esperto di economia, di politica, di scienze e, grazie ai suoi approfonditi studi sul web, può permettersi di contraddire chiunque con un ragionevole e inconfutabile “tu non capisci niente, coglione, impiccati!” Tizionick71 ha un vocabolario ricco di una grammatica incomprensibile a noi poveri mortali: “un’amore immenzo”, “se potrei lo vorrei”, “lo fatto già”, “non voglio finire all’inverno”. Tizionick71 è un vero intellettuale, ha un vocabolario ricco di sodio, di potassio e di antitumorali miracolosi. Ha la ricetta per liberare il popolo dalla schiavitù, perciò scrive: “Basta con le pecore nell’ovile della politica”. Una frase da grande statista. Così crede. Ma non sa, Tizionick71, che lui in fondo è una pecora che sta dall’altra parte dello steccato nello stesso ovile. Anzi no, lui si distingue, non è una vera pecora, è un “caprasino”, l’ incrocio tra una capra e un asino, coronato da una discendenza di sangue suino. Con tutto il rispetto per questi deliziosi esseri viventi.

Mer, 12/07/2017 - 14:32
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