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Editoriale Basilicata

Gli sciamani del futuro

Renzi, Pittella, De Filippo e il paradosso del cambiamento

Chi sono i veri sostenitori del Si al referendum?

di Michele Finizio

Renzi, Pittella, De Filippo e il paradosso del cambiamento

Sullo show elettorale di Renzi in Basilicata il 19 novembre, che dire? Non c’è dubbio, il segretario del Pd è un venditore, un comunicatore, un bravo mistificatore. Parla di cambiamento avendo di fronte a sé, tra le prime file, personaggi quali Pittella, De Filippo, Bubbico, Margiotta, Antezza, D’Andrea, Taddei, Di Mauro, Mollica e l’intero avanzo della prima e della seconda Repubblica

 

Tutti ad osannare il leader maximo in difesa delle proprie carriere. Tutti notabili che cavalcano la scena politica da tempi immemorabili. Responsabili dello scempio lucano. Tragiche figure di una lunga storia che i cittadini onesti non possono dimenticare. E lui? Il rottamatore, il riformatore, l’innovatore che fa? Li gratifica con battute ammiccanti, con abbracci e strette di mano sincronizzati con sorrisi compiacenti. E loro? Loro gonfiano il petto come i galli sul campanile quando non tira vento. Può essere credibile Renzi che, cavalcando il futuro, si lascia accompagnare e applaudire da persone che vantano un deplorevole passato? Il premier fa comicità e demagogia intorno alle strane “coppie del No”: Travaglio con Berlusconi, per esempio. Dimentica i suoi accoppiamenti, quelli che davvero non si possono guardare. Vogliamo parlare di Vincenzo De Luca? Della dinastia dei Pittella e dei Somma? Dei suoi amici indagati e condannati? Questi vogliono il cambiamento? Quale cambiamento? Lasciamo stare. Spettacolo triste, ancora più triste se guardo la platea. Seduti, come scolari disciplinati, vedo uomini e donne di una specie di “middle class” provinciale che ancora si tiene a galla grazie alle rendite della prima repubblica, incantata, come sempre, dal “potere oggi qui”. Matera e Potenza hanno ospitato una kermesse preparata in tutti i dettagli, con una perfetta estetica della comunicazione: le comparse ben selezionate, la scena ben acconciata, i giornalisti messi all’angolo, i giovani studenti lasciati fuori a distanza con le loro proteste. Al centro il mattatore, il Benigni della situazione, il pontefice del cambiamento. La testata giornalista regionale era l’unica accreditata a intervistare il premier. Tutti gli altri giornalisti dovevano restare “a cuccia”. Ed è proprio con un’intervista che si chiude la sceneggiata lucana di Renzi.  Ad una domanda del giornalista della Tgr, il premier, arrampicandosi sugli specchi, risponde: “…Nessuno toglierà alla Basilicata il potere sul petrolio, la revisione delle competenze non tocca il potere di gestire il petrolio…” Falso. Il giornalista se la tiene, mette la coda tra le gambe e muove in ritirata. Non poteva fare altro. Il copione non prevedeva alcun contraddittorio con il verbo renziano. La consegna alle truppe era chiara sin dall’inizio: ascoltare, tacere, applaudire, osannare. Siamo certi che quelli per il Si sono per il cambiamento? Politici impresentabili, banche e banchieri, industriali, poteri finanziari, tecnocrazia europea, sarebbero per il cambiamento? E per quale cambiamento?  Paradossalmente, chiunque vinca il 4 dicembre, il futuro è incarnato in quei ragazzi che hanno manifestato in piazza, in quei cittadini liberi che voteranno No. 

Dom, 20/11/2016 - 14:20
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