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Editoriale Basilicata

Lettera ad un bambino appena nato in Basilicata

di Michele Finizio

Michele Finizio Michele Finizio

Benvenuto Lucano. Hai appena spalancato gli occhi senza vedere le meraviglie della tua terra. Ma un giorno, molto presto, queste meraviglie accarezzeranno il tuo sguardo incuriosito. Sorriderai e spalmerai i prati con le tue capriole di primavera. Sentirai il suono dei torrenti copiosi di acqua sorgente. Un giorno proverai le emozioni del terriccio umido sulla tua pelle. Scalzo sulla sabbia di Metaponto, vorrai tuffarti nel mare che fu di Pitagora. E il sole, quel bel sole di giugno, quando il grano ormai scoppia, bacerà la tua fronte ingenua e promettente. Salterai sugli alberi di ulivo e sognerai l’avventura. Giocherai a nascondino tra i filari della vigna fino a quando sarai alto quanto una vite matura di aglianico. E allora raccoglierai da solo i frutti degli alberi. Attraverserai colline luminose e terre aride. Pianure fiorenti e montagne boriose.  E quando ti fermerai a pensare sulla riva di un fiume ferito, che sia l’Agri o il Basento, il Sinni o il Bradano, ti chiederai qual è la tua strada. Sei nato in Basilicata, Lucano, quindi non hai scelta. O usi le ali verso la libertà, o cammini verso la prigionia. Per usare le ali devi avere il potere. Ma sta attento, puoi ingannare te stesso e gli altri. Il potere reale è l’esercizio pieno della libertà. Non credere mai che il potere sia nel denaro, o nella capacità di influenzare gli altri con ogni mezzo, o nella legittimazione a decidere per loro. Il potere è nella libertà di essere umano. Se non hai la libertà di dire “no”, se devi chiedere il permesso a un tuo simile per agire nella giustizia, se devi mostrare riconoscenza a qualcuno per benefici ricevuti a danno di qualcun altro, allora non hai potere. Non hai potere, perché non sei libero.  Se devi limitarti nel parlare, se sei costretto a tacere il tuo pensiero autentico per timore di essere punito, allora non sei libero, perciò non hai potere. Se la tua coscienza è cieca e sorda non sei libero, perciò non hai potere. Per camminare verso la prigione devi fare il contrario. Non devi cercare il potere, ma il potente che ti protegge. Devi deporre le ali, abdicare al silenzio, chiudere gli occhi e serrare ogni istinto di ribellione. Vedrai che in prigione starai benissimo. Colazione, pranzo e cena. Lavoro raccomandato ma dignitoso. Ferie garantite e il padrone premuroso che coltiva i suoi voti nella tua testa confusa. Ma non potrai più spalmare i prati con le tue capriole. Non potrai sentire i suoni dei torrenti copiosi di acqua sorgente. Non potrai più raccogliere da solo i frutti sugli alberi. Perché la prigione non prevede prati e fiumi, alberi e frutti.  La prigione fa marcire la coscienza, e senti solo puzza. Aria pesante. Acredine di egoismo al posto della fragranza del pane caldo, lacrime da fumo al posto dei pianti di gioia. In prigione ti porteranno dei giornali da leggere. Non il nostro. Potresti evadere. La nostra libertà a te non costerebbe niente. A noi tantissimo. Mentre la tua prigionia, goduta nel nome del supremo interesse individuale, noi la pagheremmo a caro prezzo. Costerebbe decenni di sottosviluppo, di inquinamento, di ingiustizie. Decenni di inganni e di ruberie. Decenni di futuro al macero. Scegli la libertà, non la prigione. Ma devi sapere che non è facile. Qui, bambino mio, ci sono molte gabbie in cerca di uomini liberi.

 

Mar, 03/07/2012 - 22:28
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