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Editoriale Basilicata

La condanna della Corte dei Conti e quella figura da straccioni

di Giusi Cavallo

Giusi Cavallo Giusi Cavallo

Spese di rappresentanza, che poi sono diventate spese per pranzi e cene e in alcuni casi spese per stanze d'albergo per loro e per "persone non autorizzate". 

Aggiungeteci poi le spese per "soggiorni in rinomate località turistiche" in piena estate e i 22 amministratori lucani (consiglieri regionali e assessori, attuali ed ex), condannati oggi dalla Corte dei Conti a risarcire i rimborsi ottenuti per tali spese, fanno proprio la figura degli straccioni. Oltre che dei 'ladruncoli'. Mangiare si sa è un piacere, farlo a sbafo e per di più a spese dei cittadini potrebbe passare per accattonaggio. Così come concedersi 'proibite fughe d'amore' a spese della comunità fa di voi dei pezzenti e non i don Giovanni che vedete quando vi guardate allo specchio. Perché sarà pur vero che l'Italia è un paese andato a puttane, ma non per questo gli italiani, e in questo caso i lucani, devono pagare anche per farvi andare a puttane (non me ne vogliano le puttane, il termine è usato in senso lato). Sappiamo bene che oggi una condanna della Corte dei Conti può far sorridere chi è abituato a ben altri crimini, tuttavia il cittadino medio, quello che va a fare il week end in albergo solo se può pagarselo (e oggi difficilmente può), potrebbe pensare che oltre ad aver perso il senso di come si amministra la cosa pubblica abbiate perso anche il significato del termine vergogna. 

Gio, 17/11/2016 - 23:43
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