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Editoriale Basilicata

La Basilicata dei furbi e dei vigliacchi

di Michele Finizio

La Basilicata dei furbi e dei vigliacchi

Un ragazzo paga qualche migliaia di euro al presunto sindacalista affarista di turno per ottenere un posto in fabbrica. E’ una pratica antica e notoria, dicono

Vale per le aziende private, per quelle pubbliche, vale per le amministrazioni regionali e locali. Trovi sempre un sindacalista, un politico, un funzionario, disposti a darti una mano. Paghi qualcosa a Tizio che deve spartire con Caio per convincere Sempronio. Spesso si tratta di associazione per delinquere. E’ capitato, però, che quando uno della cricca viene beccato, questi si assume ogni responsabilità coprendo gli altri, spesso più in alto di lui. Ed è capitato che, quello beccato, poi viene premiato dal sistema. Un incarico dirigenziale, un salto di carriera e così via. Anche questa è una pratica antica e notoria, dicono. Impianti industriali inquinano per lunghi anni, causano disastri, ma chi deve controllare non controlla, anzi ricava vantaggi personali con il suo comportamento negligente, omissivo, collusivo. Anche questa è una pratica antica e notoria, dicono, come quando devi pagare per avere la pensione di accompagnamento. A ogni elezione amministrativa o politica, i candidati presentano fior fiore di programmi. Interessanti i programmi (le promesse?) di Vito De Filippo nel 2005 e nel 2010, quando è stato eletto per due mandati presidente della Regione. Se avete tempo, andate a rileggerli. E’ accaduto il contrario di ciò che vi era scritto. Se avete tempo, andate a rileggervi il programma elettorale dell’allora candidato presidente “gladiatore e rivoluzionario” Marcello Pittella, scoprirete, dopo 4 anni di suo governo, che raccontava frottole. Anche questa è una consuetudine, notoria. “Si sa, i politici promettono, promettono, ma poi…” Ebbene, a questo punto alcune domande, anche se ingenue, bisogna pure farle: Ma se tutto è notorio, se tutto “si sa come vanno le cose”, se tutto “è sempre stato così”, allora che cavolo vi meravigliate quando un vescovo segnala che un tizio ha pagato qualcuno per avere un posto in fabbrica? Perché vi meravigliate, quando una compagnia petrolifera vi tratta come insetti della palude? Perché saltate sulla sedia quando un funzionario è beccato con una tangente in tasca? Si scopre un fatto notorio e proliferano i comunicati stampa a destra e a manca dal tono drammatico e sorpreso. Tutti prendono la parola indignati. Molti cadono dalle nuvole e vestono da marziani. La narrazione è sempre la stessa: “Il poveraccio ricattato dal cattivone potente”. Invece, la verità è che chi paga è complice di chi incassa. Chi continua a tacere ciò che sa, non può nascondersi con la scusa delle prove che non ha. Il medico che prende soldi in nero dal paziente, il sindacalista che incassa gli arretrati della pensione del suo assistito, il politico che favorisce la pratica di contributo di quell’azienda, l’imprenditore che paga la tangente, il funzionario che chiude un occhio, sono tutte circostanze in cui i colpevoli sono almeno in due: il corrotto e il corruttore, il concusso e il concussore, il buono e il cattivo, vittima e carnefice. La verità è che in questa Basilicata abbondano i vigliacchi, i furbi e gli ominicchi. Saremo una Regione civile e moderna, quando tutti avranno il coraggio di denunciare ogni piccolo o grande abuso commesso da chiunque.

Lun, 15/05/2017 - 14:52
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