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Economia Basilicata

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Venerdì veramente nero per il commercio

Confesercenti: "Qualche vendita in più non annulla dati negativi"

di Redazione Basilicata24

Venerdì veramente nero per il commercio

E’ stato davvero un “venerdì nero” per il commercio. Qualche vendita in più per effetto della campagna di sconti decisa autonomamente da alcuni commercianti (specie di abbigliamento) non annulla i dati negativi a vendite al dettaglio registrate a settembre e della chiusura dei negozi. Lo afferma in una nota Confesercenti Potenza riferendo che in Basilicata ad ottobre hanno abbassato la saracinesca 55 esercizi (53 non alimentari e 2 alimentari). A Potenza questa la situazione in dettaglio secondo i dati dell’Osservatorio Confesercenti: gli esercizi ad ottobre sono complessivamente 4.795 di cui 4.135 non alimentari e 660 alimentari con un segno -1,3% per le chiusure (-1,6% per gli alimentari e -1,2% per i non alimentari). Le riduzioni più consistenti colpiscono le attività non alimentari e appare particolarmente grave la situazione di moda, calzature e tessile, in cima alla top tre delle chiusure; al secondo posto si trovano edicole e rivenditori di giornali, ma si registrano perdite pesanti anche per le macellerie. “E’ preoccupante che il trend di chiusura dei negozi continui e, anzi, mostri segnali di peggioramento” – sottolinea la nota Confesercenti che spiega che “la spesa non sta ripartendo come speravamo facesse e in tre anni di ripresa non abbiamo recuperato nemmeno la metà dei consumi bruciati duranti la crisi”. Inoltre a settembre le vendite al dettaglio segnano il terzo calo consecutivo, il peggiore degli ultimi sei mesi. La crisi del commercio è grave soprattutto per i piccoli esercizi, che rispetto ad un anno fa hanno perso il 2,5% di fatturato. E che intanto continuano a chiudere. Il rallentamento delle vendite nella seconda parte del 2016, dunque – commenta Prospero Cassino, presidente Confesercenti Potenza - è ormai un dato di fatto e ci conferma il clima di profonda incertezza in cui ancora vivono le famiglie italiane. Un quadro estremamente preoccupante per il commercio, che è stremato. E mentre la drammatica erosione degli spazi di mercato dei piccoli esercizi di vicinato continua, la spesa delle famiglie non riparte in modo netto. Un dato evidente dalle vendite degli ultimi tre mesi ma che emerge anche da altri indicatori, come quello dell’inflazione: la ridiscesa in campo negativo dell’indice dei prezzi ad ottobre testimonia infatti il momento di stallo ancora attraversato dalla nostra economia. In assenza di una spinta da parte della domanda, che non sembra incorporare i leggeri risparmi dovuti alla deflazione, la crisi del commercio non finirà. Serve più sostegno diretto all’economia in generale e al rafforzamento, in particolare, della domanda interna. Che, ricordiamo, è anche il principale volano di crescita del nostro Pil.

Sab, 26/11/2016 - 13:23
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