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Economia Basilicata

pericoli in rete

Truffe via web colpiscono anche la provincia di Potenza

Con una media di 3,2 denunce per mille cittadini

di Redazione Basilicata24

Truffe via web colpiscono anche la provincia di Potenza

Con una media di 3,2 denunce per mille cittadini le truffe commerciali via web colpiscono anche la provincia di Potenza. La segnalazione è della Confesercenti che ha realizzato un rapporto nazionale su opportunità e rischi commerciali del web. Dalle bancarelle al web, l’abusivismo e la contraffazione – sottolinea la nota Confesercenti - invadono la Rete: tra attività commerciali irregolari, fraudolente o del tutto sommerse, il nero dell’online genera un fatturato di circa 700 milioni di euro l’anno. Un fenomeno oltre i livelli di guardia, che non danneggia solo le imprese oneste, ma anche i consumatori che utilizzano la rete. Ormai diventata più pericolosa della strada: nel 2015 sono state denunciate oltre 140mila frodi o truffe informatiche, circa 394 al giorno. Un ritmo quattro volte superiore a quello di scippi e rapine (98 al giorno). La commercializzazione online di prodotti contraffatti o comunque di servizi che eludono le dovute autorizzazioni e gli adempimenti previsti dalla legge – commenta Prospero Cassino, presidente Confesercenti - è cresciuta in maniera esponenziale negli ultimi anni anche in Basilicata. Riteniamo che i dati raccolti nel nostro rapporto siano comunque al di sotto di quelli reali perché in tanti truffati non si rivolgono alle autorità di Polizia. E per questo intendiamo svolgere un doppio compito: mettere in guardia dai cosiddetti negozi virtuali che praticano prezzi stracciati e invitare i consumatori a denunciare. Poi c’è l’aspetto qualità dei prodotti che specie per l’abbigliamento rappresenta il 70% della truffa. I consumatori vengono truffati via web in ogni parte d’Italia, anche se le denunce arrivano con maggiore frequenza soprattutto dalle province del nord. In testa alla classifica ci sono Trieste e Verbania, con una media di 3,6 denunce ogni mille abitanti. Seguono Savona (3,5), Bologna, Napoli, Rimini e Imperia (3,4). Chiudono la top ten delle frodi informatiche Genova, Milano e Campobasso, Potenza con 3,2 denunce per mille cittadini. Complessivamente, si stima che l’80% dei siti web dedicata al commercio di prodotti di lusso abbia in catalogo merce contraffatta, e che oltre un consumatore su quattro (25,6%) a comprare almeno una volta un prodotto o un servizio illegale. Ad essere particolarmente colpiti sono soprattutto elettronica e moda, in particolare per i capi di lusso e per le grandi firme. Ma l’abusivismo e la contraffazione investono anche farmaci ed integratori, con gravi rischi per la salute pubblica. Ma il fenomeno investe anche il turismo: sui grandi portali si stimano oltre 90mila attività ricettive abusive. Rimanendo nel settore, anche le agenzie di viaggio subiscono molto la concorrenza derivante dai tour operator abusivi che operano su Web, causando elevati danni di immagine al settore e cospicue perdite di fatturato (più del 20 per cento per quattro intervistati su dieci). “Il web – commenta il Presidente di Confesercenti – è una terra di opportunità per il commercio ed i consumatori, ma anche di rischi. Per le imprese, che si trovano costretti a combattere contro la concorrenza sleale di un abusivismo sempre più agguerrito, in grado di muoversi ormai su scala globale grazie alle nuove tecnologie. Ma anche per i consumatori meno attenti, che spesso cercando il risparmio trovano la truffa, convinti anche dal bombardamento di pubblicità fraudolente del web, la versione marketing delle fake-news. Camminare per strada ed essere disattenti è molto pericoloso, ma camminare sul web senza fare attenzione è ancora più rischioso. Per ridurre “l’illegalità sulla rete”, sostiene il Presidente nazionale Vivoli, “c’è bisogno di un intervento coraggioso, che istituisca normative ad hoc e garantisca le risorse necessarie a Polizia Postale e Guardia di Finanza, le cui attività sono la principale linea di difesa contro l’illegalità. Ci guadagnerebbe anche l’Erario: se l’abusivismo online fosse azzerato, il fisco recupererebbe circa 300 milioni di euro l’anno”.

Gio, 11/05/2017 - 17:42
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