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Cronaca Basilicata

Appalti

Nel mirino dell'Anac il sistema irriguo a valle del Pollino

Soldi spesi, affidamenti sospetti e un bacino artificiale che potrebbe non vedere mai la luce

di Eugenio Bonanata

Nel mirino dell'Anac il sistema irriguo a valle del Pollino

Siamo ai piedi del Pollino, tra Basilicata e Calabria. Il sistema irriguo, approvato dal Commissario dell'Emergenza idrica nel 2003, doveva garantire l'utilizzo di acqua per uso agricolo, specie nei periodi di siccità, a Castelluccio inferiore (Potenza)

Oltre 3milioni stanziati, ma l'iter di realizzazione dell'opera, tra la fase di progettazione e di esecuzione dei lavori, è stato viziato da una serie di 'violazioni' del Codice degli appalti. A mettere tutto nero su bianco è stata l'Anac (Autorità nazionale anticorruzione) con una deliberazione datata febbraio 2015 e che nelle ultime ore abbiamo potuto consultare. Numerosi i rilievi mossi dall'Autorità alla stazione appaltante (Comune di Castelluccio I.). In primo luogo il non aver “quantificato le complessive risorse finanziarie necessarie per la realizzazione dell'intera opera”. Come diretta conseguenza, dai 3milioni iniziali, si è passati alla divisione in tre lotti con una moltiplicazione della spesa ad oggi difficile da quantificare.

 

50mila metri cubi di nulla. In primo luogo non è stato neanche previsto il costo del 'bacino idrico artificiale'. Un'opera provvista di sbarramento in terra e condotte di presa. Parliamo del perno centrale dell'intero schema irriguo. Come si evince dal progetto definitivo, il bacino, con una portata di 50mila metri cubi d'acqua, doveva, nelle intenzioni, incrementare la portata da immettere in rete idrica, oggi limitata alla sola portata delle sorgenti. E così, poiché siamo fermi alla realizzazione del primo lotto, i soldi stanziati sono stati impiegati, ma il perno centrale dell'opera resta un oggetto misterioso e senza copertura finanziaria. Il giorno del poi, nel mese del mai, forse, il bacino artificiale vedrà la luce e potrà irrorare i campi a valle del Pollino.

 

'Violazioni' nell'affidamento dei lavori. La lente dell'Anticorruzione si è soffermata anche sul modo in cui sono stati gestiti e affidati i lavori. E in particolare sulla 'mancata' negoziazione della parcella data all'ingegnere incaricato di affiancare il Rup (Responsabile unico procedimento). Allo stesso ingegnere, sostiene l'Autorità, viene affidata la progettazione “in assenza di atti o procedure che lo legittimassero”. Inoltre ad un dipendente del Comune nominato Rup, viene affidato anche il compito di “firmare” il progetto definitivo pur non avendo “specifica abilitazione” all'esercizio della professione. Ad un altro ingegnere, viene invece assegnato il 'coordinamento della sicurezza' nell'esecuzione dei lavori con un affidamento diretto risultato irregolare. “Per procedere all'affidamento diretto – sostiene a riguardo l'Anticorruzione – il Comune ha volutamente sottostimato la parcella sotto i 40mila euro”, mentre dalla “parcella allegata il corrispettivo da riconoscere ammontava a 110mila euro”. La stazione appaltante avrebbe quindi dovuto affidare il servizio con “procedura di gara a livello nazionale”. Ma non lo ha fatto. Tra le 'violazioni' riscontate dall'Anac, 15 in tutto, compare anche un altro rilievo. “Le sospensioni dei lavori complessivamente autorizzate hanno superato un quarto del tempo autorizzato”. La stazione appaltante avrebbe dovuto darne “formale notizia” all'Autorità. “Ma non lo ha fatto”, denuncia l'Anac nella deliberazione del 18 febbraio 2015.

Lun, 29/02/2016 - 10:58
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