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Cronaca Basilicata

Fenice, l'attenzione postuma della Regione

Dopo dieci anni di mancati controlli e negligenze l'assessorato all'Ambiente fissa le condizioni

di Giusi Cavallo

Fenice, l'attenzione postuma della Regione

La sciatteria dell'Arpab. Prima del 2009, ha ammesso Mancusi, le comunicazioni da parte dell'Agenzia regionale per la protezione dell'Ambiente sono state sciatte, incomplete e tecnicamente inadeguate. Con una lunga e dettagliata relazione l'assessore all'Ambiente della Regione Basilicata, ha "ricordato" i soggetti coinvolti nella vicenda Fenice sin dall'origine.  Mancusi ha puntato il dito contro i "responsabili" del disastro descritto dai dati relativi all'inquinamento della falda acquifera nell'area circostante il termovalorizzatore dell'area industriale di San Nicola di Melfi. Un "tua culpa" senza mezzi termini contro Arpab, che prima del 2099, è stata resposabile di controlli sciatti, incompleti e inadeguati tecnicamente.


Bonifica immediata. Utilizzando le migliori tecnologie disponibili Mancusi ha chiesto il ripristino dello stato ambientale preesistente. Prioritaria a questo punto, la messa in sicurezza del sito. Entro il 18 ottobre dovrà essere presentato il progetto di bonifica per poi far partire la bonifica stessa immediatamente predisponendo una barriera idraulica per arginare e interrompere la contaminazione della falda acquifera. "Allo stato- ha sottolineato Mancusi- non esiste la contaminazione della catena alimentare da taluni paventata". Continua però a vigere, nell'area circostante la Fenice, il divieto di utilizzo delle acque sotterranee.


Per quel che riguarda l'Aia, ha ricordato l'assessore, essa è condizionata ad un Piano di monitoraggio e controllo che comprende una valutazione epidemiologica volta a valutare l'impatto dell'inquinamento sulle popolazioni. Nello specifico verrà prescritto un protocollo operativo tra la Società Fenice Ambiente srl, l’Arpab ed i Comuni di Melfi e Lavello, finalizzato all’implementazione di uno studio volto a valutare l’impatto sanitario dell’impianto di termovalorizzazione sulle popolazioni esposte. Tale studio, svolto da Ente qualificato ed accreditato, dovrà essere a totale carico della Società Fenice.


Il passato è passato? Quanto sin qui avvenuto (il superamento dei valori previsti dalla legge di alcuni inquinanti, come ad esempio il nichel) per la Regione è dunque un capitolo chiuso? Basta la promessa di non farlo più? E' facile, a danno fatto, annunciare "adesso staremo attenti". E' facile tranquillizzare i cittadini con la "promessa di studi di impatto sanitario sulle popolazioni, campionamenti delle evetuali contaminazioni delle matrici alimentari". Ma per le negligenze registrate fino ad oggi, di cui ancora non sappiamo quali saranno le conseguenze sulla salute dei cittadini e sull'ambiente, qualcuno pagherà?

Mar, 04/10/2011 - 16:21
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